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Giacomo Balla Universo di Luce a Parma il Futurismo
Giacomo Balla universo di luce
Dal divisionismo al futurismo: la luce come forma vivente
dal 10 ottobre 2025 al 1 febbraio 2026
Tra le molte avventure che l’arte italiana novecentesca ha saputo raccontare, poche sono così affascinanti e radicali come quella di Giacomo Balla (Torino, 1871 – Roma, 1958). La sua ricerca — attraversando stili, tecniche, rivoluzioni estetiche — non ha mai perso il filo conduttore della luce come energia vivente, come forza che plasma e rende visibile l’invisibile. È proprio questo “universo di luce” che la nuova retrospettiva al Palazzo del Governatore di Parma intende fare risplendere: un percorso che raggruppa oltre 60 opere della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma e le restituisce al pubblico in tutto il loro vigore.

Giacomo Balla Biografia e traiettoria creativa
Nato a Torino nel 1871, figlio unico di Lucia Giannotti e del chimico dilettante Giovanni, Balla restò presto orfano del padre; la madre investì tutto nella sua educazione.
Fin da giovane mostrò inclinazioni artistiche; iniziò a studiare musica, ma ben presto si dedicò al disegno e alla pittura, frequentando l’Accademia Albertina e, curiosamente, anche corsi di antropologia e psichiatria.
Nel 1895 si trasferì a Roma, città in cui avrebbe vissuto per gran parte della vita.
Nei suoi primi periodi di attività, Balla si avvicinò al divisionismo, adottando un linguaggio cromatico che scomponeva la luce in frammenti visivi: pennellate punteggiate, sovrapposizioni luminose, una sensibilità che non rinunciava all’osservazione della realtà ma già la filtrava attraverso una lente intimamente sensibile.
Col tempo, si legò in modo decisivo al Futurismo, firmando nel 1910 il Manifesto dei pittori futuristi e “La Pittura futurista” con Marinetti, Boccioni, Carrà, Russolo.
In quegli anni la sua opera fu pervasa dal desiderio di dare forma visiva al movimento, al ritmo, all’energia della vita moderna. Opposti alla stasi e all’inerzia, Balla e i futuristi cercarono un’arte che fosse dinamica, dionisiaca, che cogliesse il flusso – come se la luce stessa potesse muoversi nel tempo e nello spazio.
Verso gli anni Trenta e oltre, Balla non restò prigioniero delle etichette: pur mantenendo l’interesse per la luce e per il movimento, introduce elementi figurativi e elementi geometrici, sperimentando nuove modalità di visione, oscillando tra astrazione e rappresentazione.


Giacomo Balla: le opere che illuminano il percorso
La mostra parmense non è solo un’esposizione, ma una mappa luminosa che percorre ogni fase di Giacomo Balla, dalla prima pittura al futurismo e oltre.
Si parte da opere come Nello specchio (1901‑02) o il Ritratto della madre (ca. 1902), che testimoniano le radici realistiche e intimiste del giovane Balla.
Poi si attraversa il periodo di massima espressione futurista: qui emergono capolavori come Espansione dinamica + velocità N. 9 (circa 1913) che incarnano il puro slancio verso la luce cinetica.
Si incontrano anche opere donate dalle figlie Elica e Luce Balla, come La pazza (1905), e il trittico Campagna romana (1956).
Non mancano lavori che attraversano il ‘900, fino a La fila per l’agnello (1942), simbolo di una fase più meditata e quasi lirica.
Il percorso è articolato in 13 sale, rispettando un ordine cronologico e tematico, affiancato da apparati fotografici, didattici e documentari provenienti dall’Archivio Gigli.
a Parma il Futurismo: Giacomo Balla luce, spazio, esperienza
Dal 10 ottobre 2025 al 1° febbraio 2026, Parma diviene teatro di un’operazione artistica straordinaria: la collezione pubblica Balla, custodita a Roma, esce finalmente dal museo per dialogare con un altro luogo, una città che si trasforma in palcoscenico luminoso.
L’iniziativa nasce da un protocollo d’intesa tra Comune di Parma e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, con il contributo di Fondazione Cariparma e la collaborazione di Solares Fondazione delle Arti.
L’allestimento fa uso dello spazio stesso del Palazzo del Governatore come enclave luminosa: le opere, disposte con equilibrio e ritmo, sono affiancate da elementi che ne contestualizzano la genesi, dalla documentazione storico-bibliografica all’archivio grafico.
Ogni tappa della mostra invita il visitatore a entrare in un continuum di luce, a percepire il senso del movimento – non solo visivo, ma quasi fisico – che attraversa la carriera di Balla.
Il prestito – di oltre 60 opere – è tra i più significativi mai realizzati per l’artista fuori dalla sede romana.
La mostra è curata da Renata Cristina Mazzantini e Cesare Biasini Selvaggi, con la collaborazione di Elena Gigli.



Perché vale la pena
Questa retrospettiva non è una mera espansione geografica, ma una ricorrenza di senso: permette di vedere l’“universo di luce” di Giacomo Balla nella sua interezza, di cogliere connessioni, trasformazioni, continuità e rotture. In un momento in cui l’arte contemporanea tende spesso a separare, frammentare, mostrare il frammento anziché l’insieme, l’operazione parmense restituisce un racconto unitario e potente.