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A Palazzo Citterio Van Gogh L’Arlesiana in mostra a Milano fino all’11 maggio 2025
A Palazzo Citterio Van Gogh L’Arlesiana in mostra a Milano fino all’11 maggio
“l’Ospite”, in prestito dalla Galleria nazionale d'arte moderna e contemporanea di Roma
Immaginate un incontro speciale, un dialogo tra opere d’arte che superano i confini dei loro musei. Questo è lo spirito che anima “L’ospite”, un progetto che prende il via con l’arrivo a Palazzo Citterio di un capolavoro di Van Gogh, proveniente dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.
Angelo Crespi, direttore Generale della Pinacoteca di Brera, descrive questo evento come l’inizio di una serie di collaborazioni uniche. Non si tratta solo di scambi tra musei, ma di un vero e proprio invito a scoprire tesori nascosti, opere che viaggiano per incontrarci, per arricchire il nostro sguardo.
“L’ospite” è un modo semplice e immediato per valorizzare le collezioni, per farle vivere in contesti nuovi e stimolanti. È un’occasione per creare connessioni, per tessere una rete di bellezza e conoscenza.
Ogni opera che arriverà a Palazzo Citterio sarà un ospite d’onore, portatore di storie e di emozioni. E allo stesso tempo, alcune delle nostre opere partiranno per altri musei, per condividere la loro unicità.
Questo progetto è un invito a guardare l’arte con occhi nuovi, a lasciarsi sorprendere dalla sua capacità di creare ponti tra culture e tra persone. È un modo per rendere l’arte più vicina, più accessibile, più umana.
A Palazzo Citterio Van Gogh L’Arlesiana in mostra a Milano fino all’11 maggio
Immaginate di trovarvi nel cuore della Provenza, in un piccolo caffè di Arles, il Café de la Gare. Qui, tra chiacchiere e profumo di caffè, si incontrano artisti come Paul Gauguin e Vincent Van Gogh. Marie Ginoux, la proprietaria, diventa una figura familiare, quasi una musa per questi spiriti creativi.
Tra il 1888 e il 1889, Van Gogh e Gauguin condividono non solo un tetto, ma anche una visione dell’arte. Insieme, sognano di creare un “Atelier du Midi”, un luogo dove la creatività possa fiorire. Ed è proprio in questo periodo che entrambi ritraggono Marie Ginoux, ognuno con il proprio stile, ma con la stessa ammirazione.
Le loro opere, sparse tra musei di tutto il mondo, testimoniano un legame profondo, un dialogo silenzioso tra due artisti. Van Gogh stesso scrive a Gauguin, riconoscendo in queste opere un lavoro condiviso, un ricordo dei mesi trascorsi insieme.
Ma la vita è fatta di luci e ombre. Un drammatico litigio, culminato con l’automutilazione di Van Gogh, segna la fine di questa amicizia. Gauguin parte, lasciando l’amico nel dolore. E sono proprio i coniugi Ginoux a prendersi cura di Van Gogh, a stargli vicino durante i suoi momenti difficili.
Anni dopo, Van Gogh, ormai ricoverato in un ospedale psichiatrico, apprende che anche Marie Ginoux soffre di depressione. Questa notizia lo colpisce profondamente, e lo spinge a ritrarla nuovamente.
Questi nuovi ritratti, tra cui quello ora esposto alla Pinacoteca di Brera, sono diversi dai precedenti. La posa, l’espressione, i colori, tutto sembra più pacato, più intimo. Eppure, c’è un filo sottile che li lega al disegno di Gauguin, un ricordo di un sogno perduto.
Marie Ginoux è ritratta con il costume tradizionale della Provenza, il suo sguardo è triste, ma dolce. I libri sul tavolo, “La capanna dello zio Tom” e i “Racconti di Natale”, ci parlano dei valori che Van Gogh le attribuiva: empatia, comprensione, gentilezza.
In questo ritratto, Van Gogh non si limita a dipingere un volto, ma scruta l’anima di una donna che ha condiviso il suo dolore. Come scriveva a Gauguin, è un’opera che “lei, io e poche altre persone sappiamo come vorremmo che fosse capito”. Un’opera che parla di amicizia, di sofferenza, di umanità.


